Paolo Amoretti chef pittore

Una conversazione nel bosco

Quando la cucina diventa racconto

Ci sono conversazioni che non nascono attorno a un tavolo, ma lungo un sentiero.
Non hanno una scaletta, non seguono un ritmo prestabilito. Accadono mentre si cammina, mentre il fiato cambia, mentre il corpo si adatta al terreno.

Questa conversazione è nata così: camminando nel bosco, insieme a Paolo Amoretti.
Niente studio, niente sedie, nessuna distanza tra chi fa le domande e chi risponde. Solo passi, silenzi, il cane che corre avanti e indietro, e una natura che toglie di mezzo il superfluo.

Quando cucinare, dipingere, creare diventano necessari

Nel tempo, ho imparato che molte storie importanti non iniziano con una vocazione chiara, ma con una necessità.
Per Paolo, la cucina non è entrata subito come passione. È arrivata come possibilità, come strada percorribile. Solo più tardi si è trasformata in qualcosa di più profondo: un luogo di protezione, di espressione, di equilibrio.

Lo stesso vale per la pittura.
Non c’è progetto, non c’è un’idea da eseguire. C’è una fiducia: in ciò che emerge, in ciò che chiede di prendere forma. Una fiducia che ha molto a che fare con la cucina istintiva, quella che nasce dall’ascolto più che dalla tecnica.

Equilibrio non come controllo, ma come ricerca

Camminando, Paolo parla di equilibrio.
Non come qualcosa da mantenere sotto controllo, ma come una ricerca continua. Un radicamento che non è mai stato definitivo, e forse proprio per questo resta vivo.

Nella pittura, come nella cucina, l’equilibrio non è statico. È qualcosa che si trova mentre si fa.
Un volto può diventare astratto. Un piatto può cambiare all’ultimo momento. La spinta emotiva resta la stessa.

Fotografia, silenzio, attimo

A un certo punto la conversazione scivola sulla fotografia in bianco e nero.
Togliere il colore per fissare l’attimo. Non un’immagine, ma un momento che resta impresso, e che poi può essere richiamato.

C’è molto silenzio nella fotografia, dice Paolo.
Un silenzio che nella pittura è più difficile da raggiungere, perché richiede tempo, stratificazione, lavoro. Ma quando accade, quando quell’equilibrio regge, il tempo sembra fermarsi.

La cucina come prima possibilità

La cucina, per Paolo, non è stata una “seconda possibilità”. È stata la prima.
Un lavoro che per anni ha garantito sostegno, continuità, e anche la libertà – parziale ma reale – di continuare a dipingere.

Ma arriva un momento in cui anche questo va ripensato.
Non eliminato, ma trasformato. Eventi mirati, cerchi che si aprono e si chiudono. Una cucina che non diventa routine, ma esperienza.

Arte and Cuisine: quando le discipline si incontrano

Arte and Cuisine nasce proprio da qui: dall’incontro tra cucina e arte come linguaggi che possono dialogare.
Non solo piatti curati, ma atmosfere. Non solo cibo, ma relazione.

Portare la cucina a domicilio significa anche portare una parte della nostra visione: piccoli quadri, musica, presenza. Creare uno spazio in cui le persone non sono semplici commensali, ma partecipanti.

La convivialità diventa incontro reale.
Il cliente diventa persona.
La cucina torna a essere gesto umano, non solo prestazione.

Lasciare un segno

Verso la fine del sentiero, la conversazione tocca temi più profondi. La morte, il tempo, il segno che lasciamo.
Forse non servono grandi risposte. Forse basta un’opera sola, un gesto autentico, qualcosa che trascende il tempo.

L’ispirazione non vive nel tempo lineare.
Accade, e basta.

Storie e Personaggi

Questa conversazione fa parte del podcast Storie e Personaggi, uno spazio di ascolto che ho creato per dare voce a percorsi umani, creativi, spesso non lineari.
Le interviste sono condotte da me, e negli ultimi episodi nascono anche in dialogo e co-creazione con Supernova, come presenza che apre domande e prospettive nuove.

A volte, per raccontare davvero una storia, basta camminare insieme.

Ascolta l’episodio


Paolo Amoretti
Chef e pittore.
🔗 Sito web: paoloamoretti.com

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